giovedì 30 dicembre 2010

Le bombe di Natale


Questa sì che è una tradizione.
Faccio i datteri ripieni nel periodo natalizio da anni ormai. Ero ancora al liceo quando cercavo di uccidere i miei commensali con questa bomba calorica senza precedenti. Non occorre che piacciano i datteri, io per esempio non li amo granchè.
I datteri ripieni di mascarpone e ricoperti di cacao sono buoni. Punto.
Perchè sono ripieni di mascarpone e ricoperti di cacao.
Mi sono ripromessa di prepararli solo nelle feste natalizie, un pò perchè è decisamente più semplice reperire il maxi datterone necessario, un pò perchè la pesantezza di questo veloce dolcino non permette un consumo più assiduo.
Iniziamo, come sempre, dagli ingedienti (per 4 persone):

- 8/12 datteri grandi (si vendono sfusi e sono enormi, diffidate delle imitazioni)
- mascarpone (una vaschetta normale)
- zucchero
- cacao amaro

Preparazione:
Occorre che vi procuriate una siringa per dolci o una saccapoche (io uso la siringa).
Mescolando poco zucchero al mascarpone ottenete una crema morbida. Togliete i noccioli dai datteri, basta estrarli con pollice e indice, è un'operazione piuttosto semplice. Riempite i datteri con il mascarpone, fino a renderli belli gonfi di crema.
Fateli rotolare sul cacao.
Fine.
Incredibile no? Ci vuole un attimo a farli, anche a mangiarli, un pò di più a digerirli!

Difficoltà: facilissima
Cottura: zero!
Costo degli ingredienti: medio (i datteri costicchiano)

Buon appetito!

domenica 26 dicembre 2010

Trees


L'anno scorso ho iniziato a scrivere su questo blog a Gennaio, con un post natalizio. Anche quest'anno eccone uno sugli addobbi per le feste, rigorosamente con materiali di recupero.
Quelli che vedete nella foto sono alberelli in pannolenci, ai quali sul retro ho cucito una spilla da balia. Possono essere attaccati all'albero, appesi in sequenza per creare un festone, incorniciati in un quadretto semplice (io l'ho fatto e il risultato non era male!), oppure usati come spilla, per chi è coraggioso e ha voglia di osare.
La realizzazione è facile: se ci sono riuscita io ce la fa chiunque! Occorrono solo un pò di pazienza e un pò di tempo, poichè non sono velocissimi da preparare.
Innanzi tutto bisogna disegnare una doppia sagoma (con il gessetto da stoffa) sul pannolenci del colore preferito, facendo attenzione che i due alberelli siano i più simili possibile. Poi si sceglie il lato in vista e lì si realizzano le palline, semplicemente con un poco di filo di lana colorato; successivamente si cominciano a cucire le due sagome, per la chioma io ho scelto un colore che facesse contrasto con il panno e ho usato un marrone per la zona del tronco, ma ovviamente è una questione di gusti e fantasia.
Prima di chiudere le due sagome bisogna riempire l'alberello con dell'ovatta, facendo bene attenzione che il cotone penetri anche negli angoli. Fatto questo si può procedere con la chiusura e concludere cucendo un puntale magari con il filo argentato. Per chi decide di attaccare la spilla lo può fare con un filo colorato, oppure può rendere l'alberello una vera e propria pallina natalizia creando un piccolo cappietto di lana con cui appenderlo.
Il risultato, seppur i materiali usati siano di recupero e poco appariscenti, è d'effetto anche se semplice e non troppo vistoso.

P.S. Per la foto grazie a Eliana, che ha ricevuto in dono 4 alberelli per Natale.

venerdì 24 dicembre 2010

So this is Christmas...


Domani (anzi adesso, vista l'ora) è la Vigilia: giornata impegnativa.
In realtà anche oggi lo è stata: sveglia presto dopo aver dormito sul futon, per fortuna che la compagnia in stanza era ottima, la Vale in tutto il suo splendore, con i postumi di una serata divertentissima a casa di Eliana, con Wolf e Lucia.
Dopo la sveglia, duplice colazione, Metropolitan e Pit...poi saluti e auguri da Carlos e poi, una volta arrivate in dipartimento, gestione della consegna camici piombati per l'utilizzo della super pistola XRF.
Mille conti, e-mail, risposte...pranzo! E, subito dopo, grande scoperta: ho vinto un dottorato. Senza borsa. A chimica. DILEMMA.
Ho parlato con i prof di dovere, ho fatto telefonate, scaricato moduli, imprecato...ho tempo fino a lunedì per decidere...ci penserò mangiando frutta secca.
Mentre ragionavo passavano i minuti e le ore...e alle 18 ero ancora lì in dipartimento, meditabonda ma tranquilla. Doccia svelta, recupero del vicino-vicino, cena volontari al Belleville. Serata serena, a parte il diluvio universale e il gelo. Dopo il circolo però appuntamento con Fra, meglio recuperarlo direttamente nel locale. Che bello vederlo in mezzo ai suoi amici, magro e in forma, sorridente e sarcastico. Qualche domanda d'obbligo, un paio di battute e di bicchieri, risate e auguri collettivi. Continua a piovere ed è mezzanotte. Domattina colazione con Sturmi e il vicino-vicino, per percepire il Natale come qualcosa di tollerabile, finalmente.
Poi casa, non per molto magari, davanti ad una scadenza universitaria imminente e il consulente del lavoro che attende. Ma sempre casa è, anche se per poco.
Domani è la Vigilia, io sono stanca e corro nella tana. Col pensiero retrodatato alle risate di 10 anni fa, quando la mia vita era ancora quella di una ventenne, quando non era crollato il mondo e quando avere 29 anni significava essere sposati con figli.
Ora conta che la salute c'è, che i nuovi amici si mescolano con i vecchi, che le malinconie si tengono a bada, che sulle opportunità si riflette, che piove sempre, che le gioie ci sono, basta vederle.
Buon Natale.

domenica 19 dicembre 2010

La Festa del Regalo Autocostruito


In realtà non sarà un post solo su questo.
Oggi è stato un bel sabato davvero. Sveglia non troppo presto e cucina: datteri ricoperti di cacao e ripieni di mascarpone (probabili protagonisti del prossimo post culinario), destinati alla cena di stasera al Belleville, in occasione della Festa del Regalo Autocostruito.
Sono riuscita a trascinare mamma fuori casa e a portarla a Genova, dove ha potuto trascorrere gioiosa un'oretta dentro Torielli per comprare una tonnellata di cioccolatini alle amiche (mentre io e un signore in attesa della moglie, anch'ella chiusa in drogheria, cercavamo di capire quale spezia cane-repellente fosse stata sparsa attorno ai vasi di fiori all'esterno del negozio, per evitare pipì poco natalizie).
Poi tour pro regali, sistemate le colleghe, il prof, amici vari ed eventuali. Poi casa veloce e destinazione finale Belleville. Qui finalmente è stata onorata la famosa tradizone di Giorgia, il Regalo di Natale Autocostruito (ognuno prepara qualcosa con le sue manine e ognuno pesca un numero, a cui corrisponde un regalo, il tutto alla cieca e completamente casuale).
Prima del sorteggio c'è stata una super cena, autoprodotta pure questa, con torte di verdure, vino buono, frittate e dolci vari (compresi i miei datteri-bomba).
Un pò di chiacchiere, una sigaretta accesa al gelo, un digestivo ottimo, la scrittura del desiderio-proposito per l'anno prossimo (sigillato da un Babbo Natale improvvisato nella bottiglia che verrà rotta nel 2011) e poi tanti saluti a tutti.
Le mie spille sono finite sul petto di Silvia e Stefano, la mamma è rimasta col gruppo festante e io verso le undici ho attraversato i vicoli e mi sono chiusa nella tana, bella calda perchè avevo lasciato il riscaldamento acceso...
Camminando pensavo al pranzo di domani da Sturmi, al super lavoro di lunedì, al Capodanno incognito come sempre e al mio primo Natale senza somatizzazioni moleste da qualche anno a questa parte.
Mentre percorrevo via San Luca sms tanto atteso: Amelia è nata e tutti stanno bene. Questo sì che è un bel sabato, questo sì che è un bel regalo di Natale.

sabato 11 dicembre 2010

Smashing Pumpkins


Questa è una delle ricette che ho preparato per la Festa della Zucca.
Una crema spalmabile sul pane, da usare come aperitivo, antipasto, stuzzichino, merenda.
Premetto che fino a pochi anni fa a me la zucca non piaceva granché. Poi, grazie alla festa, ai vari tentativi, ai diversi piatti che ho assaggiato qui e là, ne sono diventata ghiotta.
Quindi, in oggi tenterò di proporre questo colorata verdura d'Autunno in un modo un pò diverso dal solito, in cui il gusto della zucca non è eccessivamente presente e la ricetta può dunque essere apprezzata anche da chi non ama molto il frutto di Cenerentola.

Ecco gli ingredienti per ottenere una bella ciotola di crema:
- 2 fette di zucca (di quelle arancioni e rotonde) piuttosto grosse
- 2 piccole confezioni di robiola (in tutto 1 hg)
- 1 confezione di formaggio caprino fresco (1 hg)
- parmigiano grattugiato
- semi di zucca (una manciata)
- 1 cipolla
- olio
- sale
- pepe
- noce moscata

Preparazione:
Soffriggere la cipolla tagliata sottile e aggiungere la zucca a pezzetti piccoli con i semi di zucca precedentemente tostati (volendo si possono anche spellare, ma io non l'ho fatto). Aggiustare con sale, pepe e noce moscata se piace.
Quando la zucca risulta cotta lasciare raffreddare e nel frattempo lavorare in una terrina la robiola e il caprino con un goccio d'olio e un pò di pepe. Frullare la zucca ormai tiepida e aggiungere la crema ottenuta ai formaggi. Mescolare bene spolverando con il parmigiano fino a rendere il composto saporito.
Mettere in frigo affinchè si rassodi e servire a temperatura ambiente con fette di pane caldo o freddo.
Buon Appetito!

Difficoltà: Facilissima
Cottura: 10 minuti per la zucca
Costo ingredienti: piuttosto basso

domenica 5 dicembre 2010

Essere in viaggio ma lasciare tracce...


Questa fredda domenica mattina, la mamma mi ha fatto un regalo:

Un altro sguardo
E’ tempo di mettersi in ascolto.
E’ tempo di fare silenzio dentro di sè.

E’ tempo di essere mobili e leggeri,
di alleggerirsi per mettersi
in cammino.
E’ tempo di convivere con le macerie e
l’orrore, per trovare un senso.
Tra non molto, anche i mediocri lo diranno.
Ma io parlo di strade più impervie,
di impegni più rischiosi,
di atti meditati in solitudine.
L’unica morale possibile
è quella che puoi trovare, giorno per giorno,
nel tuo luogo aperto-appartato.

Che senso ha se tu solo ti salvi.
Bisogna poter contemplare,
ma essere anche in viaggio.

Bisogna essere attenti,
mobili,
spregiudicati e ispirati.
Un nomadismo,
una condizione,
un’avventura,
un processo di liberazione,
una fatica,
un dolore,
per comunicare tra le macerie.
Bisogna usare tutti i mezzi disponibili,
per trovare la morale profonda
della propria arte.
Luoghi visibili
e luoghi invisibili,
luoghi reali
e luoghi immaginari
popoleranno il nostro cammino.
Ma la merce è merce,
e la sua legge sarà
sempre pronta a cancellare
il lavoro di
chi ha trovato radici e
guarda lontano.
Il passato e il futuro
non esistono nell’eterno presente
del consumo.

Questo è uno degli orrori,
con il quale da tempo conviviamo
e al quale non abbiamo ancora
dato una risposta adeguata.
Bisogna liberarsi dall’oppressione
e riconciliarsi con il mistero.
Due sono le strade da percorrere,
due sono le forze da far coesistere.
La politica da sola è cieca.
Il mistero, che è muto,
da solo diventa sordo.
Un’arte clandestina
per mantenersi aperti,
essere in viaggio ma
lasciare tracce,

edificare luoghi,
unirsi a viaggiatori inquieti.
E se a qualcuno verrà in mente,
un giorno, di fare la mappa
di questo itinerario,
di ripercorrere i luoghi,
di esaminare le tracce,
mi auguro che sarà solo
per trovare un nuovo inizio.
E’ tempo che esca dal tempo astratto
del mercato, per ricostruire il tempo umano dell’espressione necessaria.
Bisogna inventare.
Una stalla può diventare
un tempio e
restare magnificamente una stalla
.
Ne’ un Dio
ne’ un’idea,
potranno salvarci
ma solo una relazione vitale.

Ci vuole
un altro sguardo
per dare senso a ciò
che barbaramente muore ogni giorno
omologandosi.
E’ come dice un maestro:
“tutto ricordare e tutto dimenticare”.


(Antonio Neiwiller)

giovedì 2 dicembre 2010

Agata e la tempesta


Avevo preannunciato un post sulla mia gatta. Agata.
In realtà scrivere di lei è come scrivere di me...quanto vorrei essere un gatto!
I gatti non devono risolvere vero? Non hanno nulla da gestire, non devono chiarire, dei rimproveri se ne fottono (molto più dei cani), le coccole se le cercano ma sanno anche farne a meno.
Mangiano il giusto, passeggiano, prendono il sole, giocano se ne hanno voglia, dormono un sacco, graffiano chi rompe, soffiano ai simili indisponenti, cadono sempre in piedi.
Questi sono i gatti.
In generale.
Perchè Agata, la mia gatta, non è proprio così...è molto più somigliante a me, povera lei, che a un felino.
Mangia disordinato, quasi sempre per consolarsi dopo un rimprovero o uno spavento.
Quando ingrassa mette tutti i chili sulla pancia.
Non graffia mai, morde, ma per affetto.
Pretende le coccole esattamente nei momenti in cui è impossibile fargliele.
Si cimenta in imprese dalle quali sa in partenza di uscire perdente (acchiappare mosche per esempio), si lamenta durante i tentativi e, immancabilmente, fallisce.
Ha amici maschi soprattutto.
Sta volentieri in giardino al sole e tra i fiori.
Dorme nei posti più scomodi della terra e nelle posizioni più assurde.
Non miagola.
Fa le fusa raramente, ma quando si fida sa essere molto dolce.
Non è vendicativa.
Ama stare a casa della Ale, dove può giocare con Beppino, che la capisce.
E' sempre molto pensierosa.
Quindi, la mia povera gatta, invece di godersi una vita di ozio e menefreghismo, è come me, in mezzo alla tempesta, con gli occhi persi, i movimenti irrequieti, lo sguardo corrucciato e circospetto.
Le auguro di rinascere umana, almeno potrà sempre farsi la ceretta e bere birra.

domenica 28 novembre 2010

Place to be


Place to be
When I was young, younger than before
I never saw the truth hanging from the door
And now I'm older, see it face to face
And now I'm older, gotta get up clean the place

And I was green, greener than the hill
Where flowers grew and sun shone still
Now I'm darker than the deepest sea
Just hand me down, give me a place to be

And I was strong, strong in the sun
I thought I'd see when day is done
Now I'm weaker than the palest blue
Oh so weak in this need for you


(Nick Drake)

Una delle canzoni più importanti per me, perchè legata alla persona che ha avuto più spazio, tempo e presenza nella mia vita, nel mio cervello e nel mio cuore.
Sono passati gli anni e ora ascoltarla provoca un sorriso leggero, un "dolce ricordo" come disse lui.
C'è stata la festa della zucca, il prossimo post sarà su una delle ricette a tema che ho portato al pranzo...ottimo successo tra l'altro!
Oggi, nelle stanze calde di stufa, c'erano quasi tutte le mie persone.
Le mie "prime bimbe" che hanno rispettivamente 12 e 16 anni, i miei "secondi" di 12 e 11. Io di 28.
Sono venuta ad abitare qui che avevo 12 anni, come due dei miei bimbi. Ero piccola e non sapevo un cazzo.
Non sapevo che sarebbe stata dura non potersi spostare, avere un bus ogni ora, non poter usufruire di treni o metro o simili e doversi spostare quasi sempre a piedi. Non sapevo che la sera sarebbe stato impossibile uscire, che tornare da scuola significava mangiare alle 3.
Non sapevo un cazzo.
Non sapevo nemmeno che svegliarsi presto d'estate volesse dire fare il bagno per primi, vedere i gabbiani e prendere il caffè col giornale. Che tornare tardi non fosse possibile, che lavorare sul lungomare significasse saltellare sulla linea di mezzeria alle 3 e mezza del mattino, che camminando nei dintorni si incontrassero Ciobin e Nuvola o le mucche di Giò.
Non sapevo che avrei vissuto per poco tempo questi posti con mio padre, che la sua sagoma di spalle che si fuma una sigaretta sulla veranda di cafè de mar guardando il mare mi sarebbe rimasta impressa per sempre, che il rumore delle radio mi sarebbe mancato così tanto, che la sua jeep l'avrebbe guidata qualcun altro. Non pensavo che avrei trovato il riso in bianco dai vicini di sotto quando mangiare nella cucina di papà era troppo difficile, non immaginavo che alle sigarette delle adolescenti nascoste nel frantoio con la Ale sarebbero seguite le cene meravigliose degli ultimi anni.
Non avevo idea che avrei incontrato un ragazzo in Guzzi che ascoltava Nick Drake e che sarebbe diventato amico dei miei vicini-famiglia, che avrebbe parcheggiato la sua moto qui per anni e che avrebbe partecipato a tutte le feste del mondo organizzate nella piccola scuola.
Non pensavo che questo ragazzo si sarebbe allontanato, nè che un'altra moto avrebbe cominciato a parcheggiarsi qui di fronte al mio cancello. Non conoscevo ancora il ragazzo in CBR che avrebbe imparato ad amare questi luoghi e i suoi abitanti, a modo suo.
Ora che non ci sono più nè Guzzi nè CBR vicino a me, ma che le feste a Vesima continuano, io ci sono sempre. E comunque.
Con nuove persone, vecchie facce, esperimenti culinari e farinate tradizionali...come oggi.
E' il posto dove stare, con le mie persone cresciute o invecchiate, con l'albero sempre più alto e forte, con me disorientata, insicura e bisognosa di ogni sguardo familiare, di ogni carezza di vicini-famiglia, di ogni ex bimbo che mi cerca e chiede consiglio.

E tra poco sarà pure Natale...

sabato 27 novembre 2010

Finocchi e topinam...che???


Sabato sera. Cena dalla Ale.
Giornata pre Festa della Zucca, quindi forno acceso e utilizzabile a ciclo continuo.
Per la cena dalla mia meravigliosa vicina e compagna di sventure ho preparato due terrine mooooolto simili. Ma diverse.
La prima a base di finocchi e besciamella, la seconda a base di topinambur e purea.
Allora, in entrambi i casi la preparazione, seppur lunga, è piuttosto semplice.

Iniziamo con gli ingredienti (per 2 persone):

- 1 Finocchio
- 2 bicchieri di Latte
- 1 pezzetto di Burro
- 2 manciate di Farina
- Parmigiano Reggiano (q.b)
- Pan Grattato (q.b.)
- Sale
- Pepe
- Olio
- Noce Moscata

- 1/2 kg Topinambur
- 3 Patate
- 1 bicchiere di Latte
- 1 pezzetto di Burro
- Parmigiano Reggiano (q.b.)
- Pan Grattato (q.b.)
- Sale
- Pepe
- Olio
- Noce Moscata

Procedimento per il gratin di Finocchi:
Lessare i finocchi ben lavati in acqua salata e scolarli lasciandoli leggermente al dente. Tagliarli a fettine sottili.
Preparare nel frattemo la besciamella con latte, farina, burro, sale pepe e un pizzico di noce moscata. Ungere con olio una terrina e distribuire pan grattato quanto basta sul fondo. Cominciare ad allineare il primo strato di finocchi, spolverare con il parmigiano grattugiato, sovrapporre la besciamella. Ripetere i passaggi e in ultimo, sopra la besciamella, aggiungere parmigiano reggiano e abbondante pan grattato, un pò di pepe e un pò di noce moscata.

Procedimento per il gratin di Topinambur:
Lessare i topinambur ben lavati in acqua salata e scolarli lasciandoli leggermente al dente. Lessare anche le patate senza privarle della buccia, cosicché conservino il gusto e le proprietà nutritive. Spellare sia i topinambur, sia le patate. Preparare una purea di patate e topinambur con latte, burro, sale, pepe e noce moscata, avendo cura di lasciare da parte qualche topinambur.
Ungere con olio una terrina e cospargere pan grattato quanto basta sul fondo. Distribuire uno strato di topinambur (quelli non utilizzati nella purea), aggiungere parmigiano reggiano e un filo d'olio e poi proseguire ricoprendo tutto con la purea. Abbondare di formaggio e pan grattato sopra all'ultimo strato.

Infornare entrambe le terrine a 180° per una mezz'ora, prima coprendole con pellicola di alluminio, poi lasciandole scoperte per gli ultimi 15 minuti.
Una volta dorate in superficie, togliere dal forno e servire calde.

Diccoltà: media
Cottura: nel complesso almeno 1 ora
Costo ingredienti: piuttosto basso

Il lavoro è stato un pò faticoso, considerando che sono alle prime armi. Ma il risultato più che soddisfacente: gli ingredienti usati provenivano tutti dai dintorni, ogni verdura era stata comprata nel GAS (gruppo di acquisto solidale) del sabato mattina e questo ha reso la cena veramente a chilometro zero.
Ognuno ha i suoi gusti, perciò la noce moscata e il pepe possono essere dosati a piacimento, io di solito non sono parsimoniosa!
La Ale è rimasta molto soddisfatta, ma bisogna dire che è di parte, soprattutto considerando i fiumi di alcool che da tradizione accompagnano i nostri pasti...
Comunque, per chi si cimenterà e per chi farà da cavia, buon appetito!

martedì 23 novembre 2010

Microcosmos


Sotto alla tana il mio pannello si riempie.
La prima cosa che si nota nella foto sopra è che è completamente fuori fuoco, ma c’è che odio il flash, che le batterie della macchina sono finite e che oggi volevo proprio scrivere questo post.
Perché oggi?
Perché è una buona giornata.
Ne ho tanti post in coda, alcuni li scriverò presto, altri dovranno aspettare la prossima occasione culinaria in cui riuscirò a scattare una foto: devo raccontare della mia gatta prima o poi (usando magari un’immagine datata che le renda giustizia, non le più recenti dove si notano la pancia molla e il naso nero), devo scrivere dei laboratori per bimbi di Terra! dei quali sto curando le illustrazioni, devo diffondere la ricetta della super pasta al radicchio rosso che ho preparato ieri sera per gli amici di Giulia e devo dedicare uno spazio agli addobbi di Natale auto costruiti e con materiali di recupero.
Se poi terminerò il libro che sto leggendo (e che è talmente bello che spero non finisca mai), cercherò di condividere le emozioni che suscita nella mia testa incasinata.
Perciò, ritornando al post di oggi, la foto è davvero sfocata.
Ma dentro c’è tutto il mio mondo, o quasi.
Procedendo con ordine occorre che dica che questo è il mio soppalco, il mio letto a ponte in realtà, quello che di solito chiamo tana, in cui mi rifugio quando non ne posso più e dal quale fatico a scendere nelle mattine difficili.
Alle doghe della tana sono appese diverse cose, nella foto se ne vedono almeno quattro:
- le campanelle, una che mi fu regalata anni fa da una sorella di Andre e una che ho comprato questa estate a Monterosso, con i piccoli Snorky-Arrampicatori. Entrambe fanno rumore se le scontri, se dormendo ti volti, se a letto fai altro, se fai altro appoggiato al soppalco, insomma, fanno rumore spesso. Ma sono belle.
- le bandierine tibetane che la Ale mi ha portato dal Nepal
- il cappotto di lana marrone e arancione che mi ha fatto la mamma seguendo il mio modello e che metto nelle grandi occasioni
- nella foto manca la tillandsia, la mia piantina che vive senza acqua e che infatti è morta
Sul pannello di legno che ho attaccato alla parete appena mi sono trasferita ci sono io:
- Io che guardo i quadri di Baldovino esposti sul lungomare di Pegli prima di portarmi a casa quello con gli ombrelli
- Io che vago tra le sale di Palazzo Ducale a una mostra sul Giappone
- Gli ingredienti per preparare uno spritz perfetto al compleanno di Sturm, in una serata calda in cui mi sono vestita da femmina e ho ballato fino alle quattro per poi barcollare in Via Garibaldi col vicino-vicino
- Il simbolo NO-SUV che mi ha accompagnata anche a Palermo e che è stato il mio primo approccio con Terra!
- La cartolina verde mela che ho rubato con Sturm nella collezione del vicino-vicino
- La lista della spesa dove ho scritto male crechers e dove Giacomo mi ha disegnato una capra per correggere il mio sbaglio
- Il messaggio di Sturm e Carmine che hanno dato l’acqua ai pomodori sul mio tetto mentre gestivo duemila bambini wwf
- La foto di Cartier Bresson che tanto mi era piaciuta alla mostra e che la produzione ha passato al vicino-vicino mentre mangiavo nella sua sala
- La foto del vicino-vicino, con i grossi papaveri rossi, scattata alla Festa degli Orti e su cui prima o poi scriverò “Remigio Stazione”, così riderò ogni volta che andrò a dormire
- Il manifesto di Erri e Aurora, lo spettacolo più bello e difficile degli ultimi tempi per me, nonostante di spettacoli belli e difficili ne abbia visti tanti
- I semi che quando cadono fanno l’elica e che ho raccolto andando in ufficio e infilandoli in un libro
- Una cartolina di viaggio della Ale, che mi dice sempre dov’è e appena torna mi porta insieme a lei in giro per il mondo con i suoi racconti
- Il mio progetto per arredare il terrazzo, con vasi, rampicanti, fiori, pomodori, ulivi e lavande
- La locandina del restauro della Cassa di Mele, con un Nino emozionato-emozionante e l’angioletto dalle guance rosa
- Il pacco regalo di Marina, che ha aggiunto un Baldovino e tanto affetto alla mia piccola stanza
- E la presa elettrica del ventilatore, mio inseparabile compagno di notti in questa Campopisano rovente
Questo è il mio microcosmo, ci sono gli amici, le passioni diventate lavoro, ci sono i bambini, c’è Terra!, ci sono le letture, il teatro, le mostre, i viaggi e ci sono gli amori.
In un giorno come oggi, di notizie apparentemente buone, sushi, mascara, dvd in solitaria, zuppe e coperta verde, in questo lungo post ci sono io, con le mie felicità.

venerdì 19 novembre 2010

Ritenta, sarai più fortunata.


"...Gli evitanti si sentono come alieni sulla terra, diversi dagli altri, incapaci di condividere i loro sentimenti, distanti, inferiori; è come se vedessero la vita degli altri scorrere dietro a un vetro, ma si rendessero conto che loro non saranno mai “dentro” a quella vita “normale”..."
Ho deciso di dare una controllatina, in questa settimana di nodi che si incastrano nei pettini.
Cercherò di non appiccicarmi sta stella sulla giacca perchè altrimenti ci rotolo dentro cinquant'anni, ma ammetto che dare un nome alle cose mi aiuta a sentirmi un pò meno una merda. E' come se stessi camminando in un bosco e ogni tanto incontrassi segni incisi sui tronchi senza capirne minimamente il significato e sbagliando la strada ogni volta.
Ho momenti di vuoto talmente profondi che mi pare davvero di non esistere, se la gente non mi parlasse farei fatica a credere di avere un ruolo su sto pianeta; so di essere una statua di sale per chi ha a che fare con me ogni giorno, e mi dispiace.
Ma non riesco proprio a fare di più, a fare diverso.
Però oggi ho comprato una melanzana e ho fatto il sugo...non cucinavo da settimane.
Devo persino aver commosso Giulia, che ha mangiato diligentemente riempiendomi di complimenti e mi ha chiesto come stavo, cosa avevo, cosa sentivo.
Ieri ho studiato, arrampicato con Deborah, chiacchierato con lei davanti a una media bianca e sono tornata a casa. Come ogni sera, da giorni ormai, ho mangiato latte e biscotti, ogni tanto un pezzo di farinata o di focaccia, e sono salita nella tana; morta di freddo ho aspettato di dormire e stamattina mi sono trascinata fuori. Il sole ha aiutato molto e anche il buon umore della Soprintendenza...poi sono tornate le nuvole e io mi adeguo al tempo.
Cerco il file, rileggo le frasi che mi raccontano, rabbrividisco e mi sforzo di pensare a quello che mi fa stare bene, che riguarda me e che posso trovare da sola.
Ho dei mini momenti in cui mi pare di essere risalita un pò e poi nulla: "ritenta, sarai più fortunata".
Un paio di giorni fa ci ha pensato Erri a farmi sentire a casa, ma il prezzo che ho pagato è stato altino, un pò troppo per trovarne solo aspetti positivi: la bella addormentata nel giardino. Qualcuno direbbe: "è la produzione", io dico: "mamma mia che male!".
Basterebbe trovare il buono in ogni cosa, ma è uno sport in cui sono sempre stata scarsissima: invece di assaporare la sensazione di possibilità in un bosco da cui è difficile uscire, io me la faccio sotto e non mi fermo a ragionare sulla via migliore, ma sbatto contro ogni albero. Ogni difficoltà è gigante.
Per non parlare degli altri e di ciò che significa rapportarmi con il resto del mondo. Probabilmente dovrei tornare indietro, a quando ho deciso di lasciar perdere il mio percorso e riprendere da dove mi sono fermata, magari farei meno danni, a me stessa e a chi incontro nel bosco.

lunedì 15 novembre 2010

E se non puoi la vita che desideri


Nulla ho da aggiungere a questi versi di Kavafis.

E se non puoi la vita che desideri

E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole in un viavai frenetico.

Non sciuparla portandola in giro
in balìa del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti,
fino a farne una stucchevole estranea.


Constantinos Kavafis

martedì 9 novembre 2010

Basterà un soffio e sparirò


Sono in pre mestruo. Ciò dovrebbe spiegare perchè abbia scelto questa canzone per tormentarmi e tormentare chi mi legge.
Il fatto è che il testo è perfetto per consolarmi: se qualcuno l'ha già scritto vuol dire che è normale sentirsi sospesi e pensare che sparire dalla faccia della terra sia la cosa migliore che possa capitare...no?
Ho Amici che la sera sprofondano, altri che viaggiano un sacco, altri che si vestono di grigio, forse sono tutti in fuga da qualcosa.
Io devo ancora trovare il mio modo mi sa...o forse mi manca solo un pò di coraggio.
Poi, più leggera sarò...

Ricomincio da qui (Malika Ayane)
Me ne accorgo così
Da un sospiro a colazione
Non mi piace sia tu
Il centro di me
Niente mi porterò
Solo vento tra le mani
Più leggera sarò
Sospesa
Sorriderò prima di andare
Basterà un soffio e sparirò
Forse sarà pericoloso
Forse sarà la libertà
Mi guarderai e vedrai una
Eppure non sarò sola
Una novità sarà
E mi porterà
A non fermarmi mai
Non voltarmi mai
Non pentirmi mai
Solo il cielo avrò sopra di me
Solo il cielo avrò sopra di me
Ricomincio da qui
Da un'effimera illusione
Mi risveglio e ci sei
Ancora tu
Qui

domenica 7 novembre 2010

Un asterisco rosso tra due parentesi quadrate.


Eccoci.
Ultimo giorno di Festival quasi trascorso.
Per me i turni sono finiti ieri in realtà, oggi i laboratori li ho vissuti da ospite.
Primo anno da animatrice, primo anno anche da proponente in verità...non mi sono fatta mancare niente.
Il Festival è iniziato a Gennaio per noi che abbiamo inviato la proposta, che siamo stati accettati, che abbiamo mandato la bozza, preso contatti, cercato fondi, raccolto informazioni, realizzato i pannelli, trasferito un intero laboratorio di chimica in un museo.
Per me il Festival è iniziato a Gennaio e proseguito fino a Novembre, come animatrice che ha raccontato la storia del colore nei secoli e aiutato centinaia di visitatori a creare il loro personale pigmento.
Sono stata fortunata, perchè ho conosciuto un sacco di persone interessanti, perchè ho arricchito il mio cevello, ho riso tanto, ho lavorato e ho guadagnato, soprattutto in esperienza.
Eticamente non so come prenderla, c'è la scienza di mezzo, c'è l'Enel, c'è il nucleare...e io faccio parte di Terra! Onlus. Però emotivamente...tanta roba...
Ho conosciuto il vicino-vicino all'inizio dell'anno, più o meno, e si sta giocando con Sturm il podio di nuova persona 2010...con lei c'è stato il Corso WWF, con lui c'è stato il Festival e, sebbene le vedessi entrambe come cose lontanissime da me, le ho fatte comunque e mi è piaciuto.
Inutile dire che la mia squadra animatori sia stata fantastica, avendo trascorso dieci giorni insieme se non ci fosse stato feeling sarebbe andata male; però anche i bimbi delle scuole che hanno lasciato i loro messaggi, le insegnanti entusiaste, le famiglie, i toscani alla ricerca di colori naturali, gli amici in visita, hanno contribuito a farmi venire voglia di infilarmi il camice tutti i giorni e parlare per ore.
E' stancante, nel corpo e nello spirito, ma dà soddisfazione, soprattutto leggere le dediche dei più piccoli e vedere la sorpresa nei loro occhi.
Abbiamo raccontato storie, fatto indovinelli, mostrato foto, fatto battute. Abbiamo riso tra noi, ci siamo presi in giro e aiutati a vicenda, ci siamo suddivisi il lavoro senza difficoltà, almeno per me.
Ora non resta che festeggiare: tra meno di un'ora nell'atrio di Palazzo Ducale saremo una marea e tutti pronti a bere e a divertirci, per rilassarci, allontanare la fatica, scambiarci opinioni ed esperienze.
Centinaia di ragazzi con un asterisco rosso tra due parentesi quadrate appeso al collo.

domenica 31 ottobre 2010

These boots are made for walking


Ultimo post di ottobre.
Poi, almeno secondo l'autorevolissimo oroscopo di glamour, tutto cambierà:

"pronta per la tua trasformazione? sì, stai cambiando essenza e comportamenti, ma è un processo lungo e non sempre indolore. e c'è un elemento di casualità che non puoi controllare, adesso. ma ti assicuro che da metà novembre arriveranno rassicurazioni e conferme. sul lavoro, sii diplomatica anche e soprattutto se sai di aver ragione: il potere autentico è non avere bisogno di alzare la voce. la tua vera ricchezza non ha a che fare con quello che possiedi ma con l'esperienza. allora, comincia ad aumentare il tuo capitale prendendo nuove iniziative"

Quindi è il mio corpo che cambia nella forma e nel colore?
No, mi sa di no (cioè, nella forma può essere, visto quello che mangio e nel colore pure, visto che lavorerò per dieci giorni col ferrocianurodipotassio).
Però, mettiamo che non sia solo fisico il cambiamento, qui si parla di "essenza e comportamenti", beh, vorrei, se fosse possibile, che la mia essenza la lasciaste un pò stare. A me piace. Sono una testa di cazzo, mi arrabbiano le cose stupide e non affronto le questioni gravi, mi lascio intristire dal tempo atmosferico e dalle mancanze di rispetto di persone che non dovrei neppure lontanamente considerare, mi rendo disponibile per fare cose e tenere ritmi per me impossibili e poi mi demoralizzo se non riesco.
Però sono così io, è questa la mia essenza, non mi arrabbio per le cose serie perchè ho paura che lasciandomi andare potrei perdere il controllo ed esagerare, mi faccio massacrare dalla gente che non conta perchè fermarmi a guardare quanto male mi fa quella che conta è troppo difficile, dico di sì ad ogni proposta perchè il no deve essere sempre, nella mia testa, giustificato.
Quindi la mia essenza è così, ma ci sono delle motivazioni che la rendono così. Per quanto riguarda i comportamenti...ben venga una mutazione! Che magari tenga lontano le coliche e che se anche si porta dietro un pò di dolore fa lo stesso, basta vedere un risultato, anche piccolo, di questo cambiamento.
Metà novembre dice l'oroscopo...
Intanto c'è da finire il Festival della Scienza (di cui mi sono ripromessa di non scrivere nulla fino al termine, anche se come si fa a non dire che i bimbi ti scrivono "é stato belisimo grazzzie").
Poi c'è da risolvere qualcosa al lavoro (dove non devo alzare la voce ma essere diplomatica no?) e poi c'è da abbracciare nuove iniziative...che faccio?
Provo a cantare? Mi iscrivo a una scuola di ballo? Prendo un cane? Mi faccio un tatuaggio (e questo è l'unico pensiero reale)?
Intanto ho già la nuova frangia alla Betty Page e ho portato in Campopisano i miei boots gialli fatti per camminare sotto la pioggia di Novembre...

domenica 24 ottobre 2010

Tutta la verità, nient'altro che la verità.


Mi ero detta: "Prenditi del tempo per scrivere questo post". E invece no, invece lo lascerò uscire tutto dal mio stomaco, così come viene.
Doppia considerazione oggi, da chi ben mi conosce, sul mio modo di scrivere. Prima era bello, ora è banale. Motivo: ora sei felice e lo struggimento tanto appassionante dei tuoi vecchi pensieri non c'è più. Ci sta, sarebbe pure una bella notizia. Poeti e scrittori di tutti i tempi hanno alimentato la loro vena creativa con sconforto e disperazione, la gioia: peggior nemica dell'estro.
Il fatto è che l'ho notato anche io. O meglio, me ne sono accorta ogni volta che ho cominciato a scrivere nell'ultimo mese. Non sarà un caso che i post di ottobre siano otto, i più numerosi di sempre. Bisogno di colmare con la quantità una qualità pessima. Questo lo capisco e lo vedo anche io.
E' il motivo che mi fa male. Che vorrei davvero si trattasse di gioia traditrice, che arriva e spazza via la mia capacità di appassionare e di mettere nero su bianco sentimenti e pensieri.
Ma non è gioia.
E' vuoto.
Un vuoto tale che non si scrive. Un'incapacità di comunicare col prossimo così profonda che non riesco nemmeno a dirlo a me stessa, figuriamoci a sbatterlo su internet. Mi trovo a spiegare a persone che dovrebbero capire, se non altro per buon senso, cosa penso della correttezza e della coerenza. Mi trovo a uscire tanto per non stare in casa tutto il giorno e non sapere dove cazzo andare. Mi trovo a indossare maschere sorridenti come non facevo da anni, a guardare nel vuoto persa chissà dove, ad odiare cose che mi piacevano tantissimo.
Mi lascio vivere impegnando le mie giornate, il sapore delle cose che faccio è lo stesso, qualunque cosa sia. Non provo nulla perchè ho deciso così. Di difendermi fino all'ultimo in nome di non so nemmeno io chi. Dovrei farmi coinvolgere, dovrei far valere le mie opinioni, dovrei prendermi cura del mio aspetto (e non vuol dire camminare più che posso e andare a pilates due volte alla settimana o alla Sciorba).
Sono banale perchè tutto ciò che sento e che vorrei gridare al mondo non si può scrivere. E giuro che non è che in realtà sono felice e ora me la sto raccontando buia per crogiolarmi nella tristezza. Sono consapevole che dovrei gioire ogni giorno per quello che ho, lo faccio anche di ringraziare per la salute dei miei cari, per il sole, per i fiori, per il mare...Sono una ragazza che legge il quotidiano (per quanto inaffidabile e misero), che vede quanta merda ci circonda e quanto male si può stare sul serio.
Però poi vado a letto e non dormo. E non dormo non perchè le ragazze sono ammazzate dai parenti, perchè ad Haiti c'è l'epidemia di colera, perchè la politica ci affamerà tutti molto presto. Non dormo perchè in meno di un anno sono andata a vivere da sola, ho creato una società, ho lasciato un amore e continuo a sentirmi sola, continuo a pensare che le persone dovrebbero ricordarsi che anche io ho dei sentimenti (anche se faccio battute, anche se parlo di sesso con facilità, anche se sorrido e sono autoironica), che non sono stupida, che pure il mio tempo è importante, che mi piacerebbe sentirmi chiedere, ogni tanto, come stai. Perchè se non parlo di dolore, se improvvisamente divento banale o rido troppo, non è perchè sono felice, è solo perchè ho smesso di chiedere aiuto.

sabato 23 ottobre 2010

Since we're feeling so anesthetised in our comfort zone...


Sabato sera. Vesima.
Arrivata ieri per andare a pilates, cocktail da Wincy, sveglia ragionevole (ma notte brutta), mercatino bio, pranzo e poi Campopisano. Giornata "cambio degli armadi", visto il freddo improvviso urgeva rimedio immediato, quindi maglioni a collo alto al posto delle t-shirt e scarpe pesanti al posto delle birkenstock.
Salto veloce all'info-point del Festival per ritirare maglietta, pass e contratto, da brava animatrice e per consegnare la pigione (mezza pagnotta ai semi di lino) al vicino-vicino.
Caffè da Viganotti perchè la degustazione è gratis per un mese, giretto veloce nei vicoli con mammà e poi di nuovo Vesima. Finite le illustrazioni per la prima scheda didattica di Terra! da portare nelle scuole si va a prendere l'aperitivo con Sissi e Andrea. Era una vita che non li vedevo, mille racconti da ascoltare, qualche notizia da dare con la mia voce afona da giorni, un negroni sbagliato a farmi compagnia.
Cena a casa, a base di formaggio e cioccolata perchè io ci tengo alla linea, un paio di riflessioni con la pancia piena e l'amaro che mi aspetta accanto al computer.
Una giornata banale, però trascorsa "a casa", facendo ciò che mi fa stare tranquilla, parlando con persone che non mi pugnalano di problemi, pensando alle settimane di lavoro che seguiranno e ascoltando, come sempre, ottima musica.
Io credo che finchè mi sentirò così anestetizzata nella mia zona sicura riuscirò a salvarmi dalle mie paranoie...certo è che prima o poi dovrò uscire da qui, quando però non lo so.
See you at the bitter end

P.S. 8 post in meno di un mese...record...

martedì 19 ottobre 2010

Ascanio for president


Pazzo come un cavallo.
Uno dei mille modi per dirlo.
Stasera sono andata a vedere La Pecora Nera di Ascanio Celestini, con Sturm e il vicino-vicino.
Premetto che mi piace vincere facile, visto che seguo Celestini a teatro da anni e lo apprezzo moltissimo...dunque ero abbastanza tranquilla (per non dire sicura) che avei amato il film.
E' andata così, faticoso ma bello.
Un film sui matti, sui manicomi, sulla condizione dei pazzi negli anni sessanta (i favolosi anni sessanta). Un film sulla solitudine, sul male nero, sui rimedi estremi, sull'innominabile. Non c'è riscatto, anzi, va peggiorando. E' claustrofobico e tutto quello che c'è fuori è peggio di ciò che sta dentro.
Un film che ha i titoli di coda senza colonna sonora. I primi della mia vita.
Parole in bianco su nero che scorrevano sullo schermo con una platea immobile e muta che taceva e osservava nel buio (compresa una scolaresca).
Volti noti visti nelle serie tv (Tirabassi), volti spariti per un pò ma ottimi (Sansa), l'ironia e la faccia stropicciata di Ascanio, la sua voce, le sue litanie, le filastrocche, le galline, i 100 cancelli.
Cinema deciso all'ultimo ma meritato. Dopo-cinema di risate con amici e chiacchiere con vecchie conoscenze infantili davanti a un'ottima media bianca (abbondante...) con la fetta di arancia in un locale nuovo che mi piace assai.
Ora è tardi, si dormirà, col sorriso nonostante tutto o forse soprattutto.
Perchè se si ripensa alla poesia finale del film, non si può far altro che sentirsi fortunati, anzi, privilegiati:

“Com’è possibile, mi domando a volte, camminare sui prati verdi e avere l’animo triste? Essere immersi nel caldo del sole mentre tutto d’intorno sorride e avere l’angoscia nel cuore? Lasciate a noi le vostre tristezze! A noi che non possiamo andare nei prati e non vediamo mai il sole”.

domenica 17 ottobre 2010

Io


Oggi è stata la mia domenica. Anzi, il mio giorno.
Cosa ho fatto? Nulla.
Ieri sera inaugurazione della casa di Lucia e Andrea, perciò nel pomeriggio ho cucinato. Polpettone e acciughe ripiene impanate e fritte. Ho portato anche il pane del mercatino e i pomodorini piccolissimi tutti colorati che sembrano biglie, ma sono buonissimi.
E' piovuto, è venuto freddo. La serata è stata bella, c'era pure il Prof. con la sua compagna. C'erano Sturm e tanti amici dei festeggiati.
Abbiamo bevuto spritz e spumante, abbiamo mangiato, giocato e ascoltato musica.
Sul tardi tisana dal vicino-vicino con Sturm, i sui meravigliosi stivali col bottone e il suo bellissimo poncho col bottone pure quello. Il the cinese ha fatto il fiore e noi l'abbiamo bevuto dicendo "ooooooooooooooooo".
Poi casa, coperta super pesante trascinata nella tana e, come previsto, "notte bianca" a causa di ciò che fa di me un essere di cui non è possibile fidarsi, visto che sanguina una volta al mese, per diversi giorni e non muore mai, per dirla alla Luttazzi.
Quindi la mattina ho rotolato un pò nelle coperte, ho bevuto svariati caffè con i biscotti buoni (miele-anacardi), ho fatto una lavatrice, milleduecento maschere di bellezza e ho pranzato, alle tre, con pasta al gorgonzola.
Mi sono vestita di blu e turchese e sono uscita.
Genova alla domenica fa schifo, deprimerebbe anche il vincitore del superenalotto: tutto chiuso, bar, ristoranti, negozi, edicole, farmacie, tabacchini...tuttotutto chiuso. Sono andata a comprare i biglietti per lo spettacolo di Erri al Politeama, prima fila, e poi mi servivano delle matite colorate per disegnare le illustrazioni alle dispense di Terra! da portare nelle scuole. Le ho provate tutte, le ho cercate ovunque: Rinascente, Coin, Fnac, Accessorize. Alla fine, dalla Feltrinelli, in un angolo del reparto mocciosi ho trovato ben 64 pastelli a cera di tutti colori del mondo, c'è anche l'argento! Contenta come una Pasqua li ho comprati e me ne sono tornata a casa. Con me ormai avevo anche una salopette e un vestito trovati strada facendo...e nulla da mangiare.
Quindi ora scrivo qui, avvolta nella coperta di lana (non ho nemmeno il riscaldamento e fuori si gela), dopo una notizia un pò triste (perchè sono sempre i migliori, questo è vero, che se ne vanno) e una serata che si preannuncia tranquilla.
Ascolto a manetta l'Intro dei The XX e You've got the love di Florence+The Machine e ragiono su cosa potrei mangiare per cena. Pastelli a cera? Cominciamo col carnation pink...il nome pare commestibile...

P.S Il quadro è del mio solito pittore, Baldovino, fatto a posta per il mio rifugio nei vicoli.

lunedì 11 ottobre 2010

Prova a prendermi


Di corsa.
Devo cominciare a correre. Avevo già scritto qualche mese fa un post su questo argomento, avevo usato come immagine il mio paio di vecchie all stars. Stavolta la mia impronta del piede (piatto) sulla spiaggia di Mondello (Palermo). E' passato un anno da quando sono andata giù in Sicilia, ripenso spesso a quel viaggio in treno in totale solitudine. Fino a Roma col militare in missione in Afghanistan "dove doveva sparare a tutti quei curdi (!!!)", poi con lo psicologo pendolare e poi da Roma a Villa San Giovanni in cuccetta con l'avvocato donna di ritorno per il week end. Poi il treno fatto a pezzi e infilato nella pancia della balena e da Messina a Palermo con l'alluvione e i parenti delle vittime che rientravano, i binari allagati, l'acqua come una cascata e il fango che copriva tutto.
Arrivata giù cinque giorni di cibo fritto, di pane con la milza, di granite, fiori, alberi bottiglia e mare. Un viaggio catartico. Sola con me stessa, una compagnia difficilissima da sopportare.
In risalita è stato più semplice, nonostante la signora col compagno malato di cancro e curato col succo di aloe, la stanchezza accumulata e il mal di Sicilia.
In quei giorni avevo deciso di abituarmi a me, di continuare a viaggiare da sola, di correre verso la mia vita senza troppe paure.
In questo ottobre improvvisamente freddo ripenso al viaggio, alla forza strana che mi pareva di avere, alla voglia di provare a fidarmi di me e delle mie sensazioni.
Ora devo fare tesoro di quelle mie emozioni, devo raccoglierle dal fondo di questa pentola vuota che sta sopra il mio collo e cominciare a correre il più lontano che posso. Non si tratta di stupide difese, di "evitamento di personalità" come direbbero esperti terapeuti, di mancanza di responsabilità o di voglia di avventura. E' istinto di sopravvivenza, è quella cosa per cui il bambino che piange per un pò senza essere ascoltato si alza e va a giocare per i cazzi suoi.
A sto giro mi tolgo pure le scarpe, così sento meglio la strada.

domenica 10 ottobre 2010

A volte ritornano


Ore 2.54 del mattino.
Sabato sera (ormai domenica).
Non ho sonno, perciò bentornata cara insonnia, o per chi ama prendermi in giro per il mio spirito dal fondo triste: "hello darkness my old friend...". Peccato che nonostante l'oscurità io non senta minimamente il bisogno di dormire.
Anzi, ho appena steso una lavatrice gigante, controllato le mail e ora scrivo per passare un pò il tempo. Questa sera sono sola a casa, sono rientrata da una giornata lunghissima. Dopo la mattina di visite mediche, il pomeriggio è stato un crescendo delirante, iniziato con lo smontaggio-rimontaggio del box doccia (e chi abbia mai in vita sua smontato-rimontato un box doccia ha idea di ciò di cui sto parlando) e culminato quando, con un borsone pesantissimo, dopo un trenopresoalvolo + metro mi sono trovata davanti alla porta di casa senza le chiavi. Un incubo.
Ma mi sono detta "figurati se, con tutta la gente che ha un doppione, non trovi nessuno che possa aprirti". Infatti. Nessuno.
Così, dopo un momento di razionale ottimismo...scoppio a piangere! In piazza, davanti a mezzo mondo, con un maxi borsone (la metà della gente mi avrà immaginata sbattuta fuori casa dal marito tradito) e un sacchetto pieno di legumi per Sturm.
Mi ricompongo e chiedo aiuto, il vicino-vicino mi ospita il borsone e, seppur mezza assiderata (i vestiti caldi erano in casa) continuo decisa la mia serata, così come doveva essere: inaugurazione della "casa della convivenza" (e la proprietaria, se leggerà, si riconoscerà) e inaugurazione del Belleville. Come promesso a me stessa buon cibo e niente alcool, giusto due dita di prosecco per il brindisi: primo attraversamento di Genova. A metà festeggio prendo e scappo a recuperare un mazzo di chiavi dalla coinquilina rientrata per cena: secondo attraversamento di Genova. Mi cambio, faccio partire una lavatrice e torno alla seconda inaugurazione: terzo attraversamento di Genova. Gioco, bevo chinotto (!!!), chiacchiero con amiche un pò giù di morale e poi esco, per la missione "intercettazione di Sturm e consegna legumi" : quarto attraversamento di Genova. Ci si ritrova alle Erbe, si incontrano persone importanti, ci si sposta alla Bottega del Conte. Si canta e si suona e si decide: è ora di tornare a casa. Da sola. L'unica ad avere sonno.
Tagliati i vicoli più brutti arrivo a casa, pigiama e nanna? Il sonno non c'è più, ma c'è il bucato da stendere, le mail da controllare...
Sono le 3.15 e tutto va bene.

venerdì 8 ottobre 2010

Le vent nous portera


Un venerdì mattina a casa. Sveglia presto, mercato con mamma: verdure in quantità industriale, formaggi, fiori. Non lo facevo da anni ormai, ma oggi è stato facile e istintivo alzarmi presto, infilarmi una felpa, fare colazione al bar e girare tra le bancarelle.
Non avevamo fretta come al solito, mi sono goduta un paio d'ore tranquille, ho portato le borse di stoffa piene di cibo buonissimo che mangerò tra meno di un'ora, ho scelto il ciclamino con più boccioli e con il colore migliore.
Pensandoci bene anche ieri ho assaporato la quiete dopo la tempesta, ai giorni dell'alluvione sono seguiti mattine e pomeriggi di sole, come nel'70 pare. Perciò ogni mio spostamento, per quanto possibile, lo faccio a piedi, anche se dopo serate di arrampicata strong e pilates il mio fisico è stanco e senza forza.
Ieri camminavo a passo sotenuto, il mare luccicava tantissimo da fare male agli occhi, l'aria era calda e davanti al campeggio c'era un asino. Faccio tante cose in un giorno, ma nessuna mi pesa troppo, anzi. Quando non riesco ad andare a piedi prendo duemila treni e autobus e in quei tragitti penso, rifletto sul tempo che scorre e che cambia, a quanto mi spaventino le novità, ma anche a quanto siano giusti e sani i cambiamenti. Ho imparato però a lasciare i momenti pensierosi ai pezzetti di viaggio trasportata, il resto del giorno lo vivo come viene e se posso esco a comprare formaggi e ciclamini.
Metto un pezzo di una canzone, che se non fosse che l'autore ha ammazzato di botte la compagna qualche anno fa mi sentirei meno in colpa ad ascoltarla con così tanto piacere. La chitarra pare sia Manu Chao. E il testo è appropriato a questo periodo, mi fa pensare al film "Il vento fa il suo giro" e a "Chocolat", quando con l'arrivo del vento da nord cambiava tutto...


"...Je n'ai pas peur de la route
Faudrait voir, faut qu'on y goûte
Des méandres au creux des reins
Et tout ira bien là
Le vent nous portera..."


(Noir Desire - Le vent nous portera)

martedì 5 ottobre 2010

Sturm und Drang


Solo poco tempo fa scrivevo di isole felici che non ci sono, di panico di fronte all'impossibilità di programmare qualcosa.
Stasera è l'opposto. Chissà che non stia cominciando a guardare le cose (la vita!) in modo differente.
Forse la mia tranquillità risiede nel fatto che più o meno casualmente le mie giornate hanno cominciato ad essere organizzate da altri e io intervengo solo ogni tanto e marginalmente.
Devo lavorare ed essendoci delle scadenze imposte la tempistica non dipende da me, voglio prepararmi spiritualmente al periodo Festival della Scienza durante il quale dovrò essere in più posti contemporaneamente e lo faccio nel tempo che mi resta, trascorro week end bellidavvero in cui tutto ciò che devo fare è esserci, mi prendo di nuovo più o meno cura della mia alimentazione e della mia salute, mi stacco ragionevolmente da situazioni troppo complesse e mi riavvicino a ciò che mi fa bene.
Ho anche più tempo per la mia gatta, dedico meno spazio ai problemi (bollette? sms a cui non posso/voglio dedicare energia?...), mi rendo disponibile per qualche serata dietro al bancone del Belleville e seguo le vicende di Terra! al meglio che mi riesce.
Mi godo Campopisano, senza trascurare Vesima (urge cena dalla Ale!), mi riempio gli occhi di arte, di boschi, di prati, faccio l'angelo nelle serate di pioggia, ascolto musica perfetta, mi allungo dalla Deborah e mi appendo con Sturm.
Ora, in questo preciso istante, ho finito di lavorare immersa nei power point, ascolto Cat, penso alla mia cena propedeutica all'apprezzamento pomodori, controllo l'agenda dove appuntamenti dal medico, tecnici del pc, strumenti che arrivano in laboratorio scandiranno i miei prossimi giorni.
Per scegliere la foto ho impiegato un secondo, l'isola di muschio sulla Pietra di Finale mi riporta al periodo della tesi, quando scrivere non mi pesava, anzi, mi faceva stare benissimo e buttare giù paginate e paginate di roba era tutt'altro che difficile.
Quindi quel poco di natura che nasce in mezzo alla pietra è perfetto per me e chissà che non sia in qualche modo collegato al sogno di un paio giorno fa, in cui il Pegaso di marmo che tanto ho amato e studiato arrivava in laboratorio e mentre lo analizzavo si animava e volava via, osservava Genova dall'alto e si allontanava verso il mare.
Così faccio anche io, salgo sul tetto, guardo le case, mi perdo verso l'orizzonte e sorrido. Finalmente.

sabato 2 ottobre 2010

What comes is better than what came before


Banale? Sì.
Strappalacrime? pure
Però sono in modalità Cat Power/Placebo da un paio di settimane e nello stereo gira solo quello.
In verità sono due realtà opposte, ma si vede che è un periodo in cui mi sento divisa a metà.
La canzone che segue è una delle tante che ascolto ogni giorno, il testo è semplicissimo, quasi ridicolo forse, però nel complesso mi colpisce ogni volta. Probabilmente perchè è nella sua chiarezza e semplicità che sta la forza. Senza tanti giri di parole, ti dico che credo in tutto quello che mi dici, che so che ciò che succede ora è meglio di ciò che accadeva prima e ti chiedo di venire da me, di correre da me.
Melenso? Forse.
Il fatto è che la canticchio spesso mentre lavo i piatti, mentre me ne sto sdraiata sul futon o lavoro al pc. Se la si cerca su Youtube ci sono montaggi video sul film V per Vendetta, che io non ho visto, non so dunque se faccia parte della colonna sonora o meno. Consiglio comunque di ascoltarne un pò di canzoni di Cat, ovvio che deve piacere il genere, ma la cover di Wonderwall degli Oasis o The Greatest (che invece credo sia nella colonna sonora di My Blueberry Night di Wong Kar Wai, anche quello voglio vederlo), a mio parere meritano davvero.

Quindi eccola qua, non c'è nemmeno bisogno di traduzione.

I found a reason (Cat Power)
Oh I do believe
In all the things you see
What comes is better than what came before
And you'd better come come, come come to me
Better come come, come come to me
Better run, run run, run run to me
Better come
Oh I do believe
In all the things you see
What comes is better than what came before
And you'd better run run, run run to me
Better run, run run, run run to me
Better come, come come, come come to me
You'd better run

mercoledì 29 settembre 2010

Chiedimi se sono felice...


Sono stata sgridata. I miei post sono troppo tristi, chi li leggeva per sorridere tra un pò si impicca e chi li leggeva per abitudine mi ha sgridata.
Quindi ho riflettuto. E' vero.
Quindi ora rimedio. A partire dalla foto.
Sono bambini che corrono, nella metro di S.Giorgio, durante la manifestazione Corpi Urbani. Ho visto quella performance di danza contemporanea (teatro?) con il mio vicino-vicino, così al volo, che se non c'ero io era ancora lì che aspettava gli attori in S.Agostino.
Ognuno aveva poi i suoi impegni serali, perciò è stata un'oretta estemporanea a cavallo di una ringhiera (io) con la macchina fotografica in azione (lui).
In quel momento, se mi aveste chiesto se ero felice avrei risposto di sì. Sotto ai miei piedi appesi (a questo proposito un grazie al mio accompagnatore che mi ha disincastrato dalla ringhiera a spettacolo concluso) una decina di bambini di colori diversi ma vestiti di nero correvano in tutte le direzioni e davano ordini agli adulti, attori-ballerini vestiti di rosso, provocandone i movimenti e bloccandone le posizioni. Il potere dei bambini. Totale.
In questi giorni in cui finalmente io per prima riconosco il mio potere di bambina e lo sento più forte che mai penso a quelle gambette corte e veloci che corrono sul piazzale del metrò che prendo tutti i giorni e penso a me vestita di rosso e nero (nemmeno a farlo apposta!) che li osservo da lassù, con gli occhi lucidi e l'emozione.
Era felicità quella lì. E lo è anche quella che sento quando la giornata è di sole e la passerò a Vesima tra gli amici, quando la Ale mi chiama per una delle nostre cene-esperimento, quando in ufficio si lavora serenamente e si fanno battute imbecilli. E' felicità ogni mattina quando le gambe non mi fanno male, quel male che so io. E' felicità quando rientrando in Campopisano posso mettere su un cd e cucinare con calma. E' felicità quando mi si rimprovera di non essere felice e si fa di tutto per aiutarmi ad esserlo...quando qualcuno vuole la mia felicità, quando la vede prima di me e me la fa notare, quando sintonizza la sua con la mia, anche solo per un attimo: in quel momento chiedetemi se sono felice, vi risponderò .

domenica 26 settembre 2010

Verdura vera nei giardini di plastica


Sabato Terra! Onlus è stata a Gaia2.
Cos'è Gaia2?
In realtà non lo so, nel senso che so che si tratta di una manifestazione sull'ambiente, sulla sostenibilità, sull'importanza delle buone pratiche, della salvaguardia del territorio, dei prodotti locali e del mondo in senso generale.
L'iniziativa alla quale abbiamo partecipato noi si chiamava "Orti d'oltremare" e prevedeva alcuni dibattiti sul verde cittadino, sulla possibilità di recuperare e valorizzare spazi abbandonati, aree urbane in disuso, zone potenzialmente ricche di biodiversità vegetale e umana, ma lasciate prive di visibilità.
Il mio ruolo è consistito nella vendita delle verdure coltivate nella valle di Vesima dagli amici produttori locali con la tecnica del BRF e dalla Fra negli Orti Sinergici. Non sto qui a spiegare come funzionano queste due pratiche agricole, ma voglio raccontare la giornata di sabato.
Arrivati ai Giardini di Plastica abbiamo scaricato decine di cassette di verdure, frutta, materiale informativo e abbiamo allestito un vero e proprio banchetto sui bordi dei vecchi lavatoi aperti per l'occasione. Nelle nostre cassette offrivamo patate, melanzane, insalata, pomodori, friggitelli, aromi, cetrioli, zucche, basilico, uva fragola, ma anche miele, tisane, limoncello e sciroppo di rosa. Il problema è sorto quando dovevamo cominciare a vendere e preparare l'aperitivo a base di bruschette con i pomodori locali: dove ci posizioniamo noi?
Soluzione: dentro le vasche! E così è stato, per tutto il pomeriggio abbiamo accolto lì curiosi, persone alla ricerca di informazioni e notizie sulla nostra produzione o venuti per comprare verdura fresca.
Intanto nel cortile davanti ai lavatoi sono stati organizzati dibattiti in tema, tra cui un'emozionante e romantica intervista a Libereso Guglielmi, il giardiniere di Italo Calvino.
Col buio abbiamo raccolto tutto e siamo tornati a casa, con le cassette quasi vuote e tanti contatti in più. Una nuove esperienza, divertente e produttiva, che ho vissuto a due passi da casa, circondata dagli amici che sono venuti a trovarmi per un saluto, due chiacchiere e qualche foto.
A tal proposito il consueto grazie ad Andrea, l'immagine del post è sua e avrei potuto fare anche di peggio, mettendo il mio primo piano con un enorme cetriolo in mano...
Presto un post sulla domenica altrettanto bella, di questo strano week end di fine settembre.

giovedì 23 settembre 2010

Ho l'autunno nel cervello.


Non devo scrivere questo post.
E' l'ennesima lamentela, lo sento già.
E doveva essere un blog di esperienze, ricette, cinemalibrifotografie....bla bla bla...e sono solo lamentele, invece.
E' che ho l'autunno nel cervello.
Sono giorni di scadenze, consegne e poco tempo. In realtà vorrei godermi Campopisano, anche a costo di fare i lavori di casa, le lavatrici, di innaffiare il terrazzo.
Invece nulla, sveglia prestissssssimo, ufficio, casa. Se è serata buona si arrampica (almeno lì, gran soddisfazioni), sennò si aggiustano documenti, files e si torna nella tana-soppalco.
Vorrei cucinare, godere del centro città, non desiderare Vesima nemmeno un secondo, odiare il Primitivo di Manduria, guardare dvd finchè non mi cascano gli occhi e sentire musica finchè mi va.
Tutto è sbagliato, ciò che faccio s'intende, ciò che decido, penso...Vorrei capire le cose prima, vorrei non dare spazio a errori, illusioni, aspettative e speranza.
Vorrei prendere tutto com'è, lasciarmi sorprendere dalle sfere da palombaro, dalla pizza con lo stracchino, dalla numero 6 viola alla quale non credevo di arrivare mai.
Vorrei non dimenticare l'antibiotico, vorrei ricordarmi che in realtà io adoro l'autunno e vorrei ammettere a me stessa che ho sonno e che devo dormire.
Intanto prendiamo coscienza che tutto ha un limite, che un pò va bene e poi andate a fanculo, che certe cose sono positive e bisogna pur accorgersene prima o poi e che la mia gatta è grassa.


Per finire il dialogo tra me e il bigliettaio FS di questa sera, l'unico ad avermi strappato un sorriso sano:
Io: "Buonasera"
BigliettaioFS: "Buonasera, lei mi è molto antipatica e per di più sto chiudendo"
Io: "Mi spiace! Ma è stata una giornata di merda"
BigliettaioFS: "Vediamo di farla migliorare. Cosa le serve?"
Io: "Un biglietto Voltri-Arenzano. Ho l'abbonamento fino a Voltri sa, ma sono talmente onesta che faccio il biglietto Voltri-Arenzano, nonostante oggi sia una giornata di merda!"
BigliettaioFS: "Facciamo così, quando è a Voltri chiami l'uomo e gli dica che è stata una giornata di merda e che occorre rimediare"
Io: "Ma non ho l'uomo da chiamare, forse è per questo che è stata una giornata di merda..."
BigliettaioFS: "Ma allora, se non ha l'uomo, cosa vuole di più... meglio così!!! Tenga, ecco il biglietto, passi una buona serata signorina!"
Io: "Grazie, buona serata a lei!"

E buonanotte a voi.

sabato 18 settembre 2010

C'era una volta...


Ho la febbre. Perciò sono blog-produttiva.
E tutto sommato anche lavoro-produttiva.
Solo che scrivo a letto e qui arriva poco campo...ogni tanto la wireless sparisce e io mi innervosisco. Però ho troppo male a tutto per stare seduta alla scrivania, quindi, pazienza per la connessione tivedonontivedo e viva il lettone, il pigiama, l'abat-jour, i fichi e il caffè.
Avrei dovuto raccontare questa storia mesi fa. Non so perchè non l'ho mai fatto, eppure in tanti la conoscono.
Sono andata a vivere in Campopisano in primavera, ad Aprile. Qualche tempo prima avevo fatto un sogno, che ho poi analizzato mille volte riempiendolo di significati e cercando di interpretarne ogni singolo frammento.
Era un sogno molto strano, angosciante ma nello stesso tempo dolce e pieno di speranza.

"Una mattina mia madre mi diceva di aver ereditato un piccolo appartamento e di aver pensato di lasciarlo a me. Armata di una buona dose di illusioni ero andata a vederlo: in cima a una lunga scala piuttosto stretta una porta di legno si apriva su una stanza molto bassa d'aria, con le pareti bianche e tantissimo legno. Era la camera da letto, l'unica stanza presente in quella casa. Il futon era scuro e le travi del soffitto erano a vista. Le finestre scarseggiavano parecchio ma in un angolo una scaletta di cemento girava su se stessa e portava in alto. Davanti all'ultimo gradino una porticina di ferro molto rumorosa mi portava fuori, sui tetti. Lì mi sentivo finalmente libera, spaventata perchè quella casa cosi stretta era davvero difficile da immaginare mia, ma felice per tutto quello spazio aperto.
Il terrazzo era ampio ma non si raggiungeva facilmente, dovevo attraversare una passerella nel vuoto; arrivata dall'altra parte però la sopresa: una festa!
C'erano bimbi vestiti da Carnevale, lupetti e capiscouts, trampolieri e giocolieri, mentre in un angolo una figura conosciuta intagliava maschere di legno leggero per piccoli travestiti da api.
La luce del tramonto, tutte quelle persone tranquille e felici mi facevano sentire in pace e a casa, aiutandomi a capire che era l'ora di andare, di iniziare lì una nuova vita."


Poche settimane dopo la telefonata completamente inaspettata della mia attuale coinquilina, che mi descriveva la casa di Campopisano, un ultimo piano senza ascensore, con il soppalco in legno, il futon e il parquet nella mia stanza, le travi a vista in salotto, una scala a chiocciola che dà sull'ampia terrazza tra i tetti, al di là di una porticina di ferro molto rumorosa...
C'era una volta...

Bette Davis Eyes


Ieri sera sono andata al cinema: La solitudine dei numeri primi.
Avevo, come molti, letto il libro e mi ci ero, come molti, identificata quasi totalmente.
Il film non mi ha convinto molto direi, anche se le parti un pò horror-oniriche sono azzeccate e intense.
Brava lei, bravo lui per essere agli inizi, bravissimo il Mattia piccolo piccolo.
E' lungo, a tratti lento, ma non è riuscito a deludermi completamente come avevo temuto viste le recensioni decisamente negative. Probabilmente perchè dalla seconda parte del film la mia immedesimazione è stata totale, non solo per evidenti somiglianze fisiche con i miei fantasmi più grandi, ma perchè il personaggio di Alice rappresenta completamente la paura per il mio futuro. Quando scrivo di isole che non ci sono, di zero motivi per scendere dal letto, mi sento come lei che rotola tra le lenzuola e non si alza. Non ho disturbi alimentari, non sono nemmeno così drammatica, ma il terrore che ho è proprio quello di ridurmi alla solitudine più totale, continuando a rovinare quello che costruisco, chiudendo porte, allontanando gente.
E le buone speranze che aleggiano nel film non sono bastate a togliermi l'amaro.
La colonna sonora è splendida, sia quella all'interno delle scene, sia e soprattutto quella finale: una Bette Davis Eyes disperata che sta perfetta in quel ritrovarsi nel massacro.
Solo che per quella scena vale la pena di vedere il film, anche se è facile pensarlo se si ha la sensazione di aver assistito alla proiezione del proprio futuro.
Per chi ci andrà, buona visione.

mercoledì 15 settembre 2010

L'isola che non c'è


Poche ore fa mi trovavo a parlare di obiettivi. Delle mie cosiddette isole felici, posti in cui mi rifugio nella spasmodica attesa che arrivi un momento di gioia, qualcosa in cui sperare.
Per scelta da qualche tempo ho deciso di non avere isole felici, ciò ha comportato numerosi cambiamenti e una inevitabile sensazione di sconforto davanti all'incertezza.
Non programmare, non puntare ogni cosa su una precisa giornata, su un atteso avvenimento, su una ricorrenza speciale, fa sì che tutto per me abbia un sapore diverso.
Sono costretta ad alzarmi alla mattina semplicemente perchè è così che si fa, perchè devo andare a lavorare, perchè è sorto il sole e stare a letto non ha senso. Però l'istinto sarebbe ben altro: sveglia che suona, dito che la spegne, fianco che ruota su se stesso, lenzuolo che si assesta, respiro che torna regolare.
Cosa serve per dare senso a una vita intera? Davvero basta un attimo come dice Qualcuno?
Io non lo trovo quest'attimo che basta...
Prima che decidessi che provare (senza riuscirci minimamente) a rilassarmi un poco e attendere fosse la scelta giusta, io posticipavo sempre la vittoria. Giornate intere trascorse unicamente nell'attesa della GIORNATA X, quella per cui valeva la pena fare sacrifici, stringere i denti, dare il massimo. Che se per disgrazia la GIORNATA X veniva male o saltava addirittura...che delusione! Che sconforto! Che rabbia!
Però ora non averla la GIORNATA X mi spiazza. Essere priva di isole felici non è da me.
Basterebbe credo sforzarsi un poco, prendere il buono da ogni cosa, non delegare agli altri e al futuro ciò che posso rendere bello da sola, adesso.
Ma non è per niente facile, anche se non ho nulla di cui lamentarmi e il solo pensare di non essere fortunata è una bestemmia.

mercoledì 8 settembre 2010

Pomodori verdi caramellati alla fermata della metro


Ricetta di recupero per pomodori verdi caduti a causa del vento o di mani maldestre.
Come ormai tutti (o quasi tutti) sanno, nella casetta di Campopisano ho tentato il primo approccio con l'orto sul balcone, piantando pomodori nei vasi.
Ho scelto i vasi dei rampicanti perchè il cannicciato faceva da sostegno e poi per provare la sinergia fiore-pomodoro, pianta ornamentale-vegetale.
Ha funzionato. Anche se a me i pomodori non piacciono.
Sono anni che vorrei imparare a mangiarli, ma non riesco. Da questa estate, partendo dai ciliegini piccoli piccoli sono arrivata a quelli più grandi, moooolto conditi.
Le varietà del terrazzo sono miste, provengono dagli Orti Sinergici della Fra e hanno fruttificato parecchio; all'inizio la peronospora (o come direbbe la mia coinquilina "la zecca") ha fatto numerosi danni, ma ora pare che le piante siano sane.
La ricetta che segue è una mia invenzione, in realtà molto simile ad una marmellata e, se resa piccante come mi è stato consigliato dall'ultimo ospite che l'ha assaggiata, potrebbe sembrare una mostarda.
Ho usato questa specie di crema come accompagnamento a formaggi morbidi e gustosi (tipo robiola) ma penso stia bene anche con tipi più stagionati o semplicemente con il pane.

Ingredienti:
- pomodori acerbi (verdi)
- zucchero di canna
- aceto balsamico
- acqua

Procedimento:
Tagliare a pezzi molto piccoli i pomodori dopo averli lavati accuratamente, metterli in casseruola con abbondante zucchero di canna (per quattro pomodori piccoli almeno tre cucchiai colmi di zucchero), aggiungere un paio di cucchiai di aceto balsamico e far cuocere a fuoco vivace (non troppo!) finchè non perdono consistenza e cominciano ad assomigliare ad una crema.
Se vedete che il caramello inizia a scurirsi troppo o se sentite odore di bruciato, aggiungete un poco d'acqua tiepida.
Potete gustare la ricetta sia fredda che tiepida, in entrambi i casi è molto buona.
Buon appetito!

Difficoltà: facilissima
Cottura: 20 minuti circa
Costo ingredienti: bassissimo

lunedì 30 agosto 2010

Impressioni di Settembre


Eccola lì, puntuale come ogni anno.
Quella sensazione che mi svuota lo stomaco, che mi fa sentire un guscio senza niente dentro.
Arriva a Settembre e resta lì per un pò, finchè le va.
Siamo al 30 di Agosto, speravo di avere qualche giorno di buono ancora, ma il vento di oggi se l'è portata con sè, quella sensazione. E va bene che sono in Campopisano, che non vedo gli alberi muoversi e non sento la casa un pò vuota.
Sto facendo sbollentare i pomodori del terrazzo per fare il sugo, il bucato mi osserva dalla conca e io acchiappo libri a caso dallo scaffale e leggo pagine qua e là. E lo so che in realtà non sono libri a caso, ma tutti libri più o meno significativi (leggi dolorosi) che mi costringono a crogiolarmi nella pessima sensazione di Settembre.
Allora facciamo le cose come si deve e spariamoci anche la PFM, così sì che gli occhi si gonfiano e i denti si stringono.
L'anno scorso però questo blog ancora non c'era, quindi magari esorcizzare le emozioni faticose scrivendo aiuterà a vivermi meglio un appuntamento fisso: so che arriva, inutile soffrire ogni volta.
E' che mi sembra di non essere approdata da nessuna parte, ovunque mi giri che cosa ho fatto di buono? La cosa buffa è che per certi versi le "Impressioni di Settembre" sono pure romantiche, legate a bellissimi ricordi del passato, non per forza una tortura da subire. Quando arriva l'ondata, infatti, non è subito negativa, per un pò sorrido, annuso l'aria, assaporo le sensazioni che ho e mi godo questa luce che sembra di candela. Poi all'improvviso sento il risucchio nello stomaco, mi comincio ad arrovellare in modo stupido e pure poco originale, perdo il senso reale delle cose, leggo solo le pagine tristi dei libri, vedo solo i film più massacranti mai girati, ascolto musica da funerale.
Magari è normale mi dico.
Magari invece è perchè ho poco da stare allegra, visto che l'unica cosa che mi viene in mente è andare ad abitare in Bretagna, dove per altro non sono mai stata e dunque magari non mi piace nemmeno.

"...no, cosa sono adesso non lo so, sono solo, solo il suono del mio passo..."

domenica 29 agosto 2010

Forundio Festival 2010: stare bene.


Sono andata al Forundio Festival 2010.
Cos'è? Qui ci sono un pò di notizie utili:
http://www.forundio.it/forundio.it/Faggio_Rotondo.html
Il posto è una meraviglia, si chiama Faggio Rotondo (Forundio, in dialetto), si trova nell'entroterra ligure (molto entro e molto terra), si raggiunge quasi esclusivamente a piedi (con un'auto adatta si arriva anche davanti alla casa, ma è un peccato!) e nasconde l'essenza della tranquillità. Ogni anno Cesare e Bianca (che vivono in queste splendide case di pietra perse nel verde) organizzano un Festival aperto a tutti, gratuito, allegro e divertente, dove vengono proposti laboratori teatrali, lezioni di yoga, spettacoli di giocoleria, concerti, osservazioni notturne delle stelle e mille altre attività interessanti. Si può pranzare, cenare, dormire nel bosco, riposare sull'erba, assistere agli spettacoli, iscriversi ai corsi, conoscere gente, non parlare con nessuno, giocare con i bambini (tanti, liberi, felici, con una scarpa sola e le dita piene di fango).
Sono arrivata in questo luogo di pace ieri mattina, con le altre ragazze di Terra!Onlus, perchè l'invito a tenere un laboratorio di Agricoltura Sinergica lo abbiamo accolto con immenso piacere. Nel primo pomeriggio di ieri c'è stata la parte teorica, in questo momento, mentre scrivo, l'orto realizzato stamattina dai numerosi partecipanti al laboratorio sarà già pacciamato.
Non ci sono pregiudizi al Forundio, c'è posto per tutti, ognuno ha qualcosa di interessante da insegnare e scambiare con gli altri, il cibo è ottimo e il prezzo irrisorio, la casa è piena di fascino e i vestiti della gente sono colorati.
Sono stata bene, ho dormito sotto un albero, ho scattato qualche foto meritevole e ho assaporato la sensazione della mente vuota. Senza contare che gli spazi aperti, il tramonto mozzafiato, le visite degli amici, la Fra con il suo palmare nuovo, la vendetta di Giorgia, il cane-marmotta, il ritorno nel sentiero di notte con gli scherzi simpatici di chi conosce la mia proverbiale paranoia, hanno reso la giornata perfetta.
E oggi fa ancora effetto.

giovedì 19 agosto 2010

Zombie


Si che lo so cosa sei!
Wikipedia dice così: "L'insonnia è un disturbo del sonno caratterizzato dall'impossibilità di addormentarsi o di dormire per un tempo ragionevole durante la notte...".
La seconda direi, perchè ora mi addormento abbastanza facilmente. Mai prestissimo, certo, ma dopo un pò di libro crollo.
E' orrendo però, aprire gli occhi e non desiderare che sia ancora lontano il mattino, ma sperare, al contrario, che la ragione di tutto questo buio fuori dalle finestre sia un temporale senza precedenti o l'apocalisse. E invece no, è buio perchè sono le 4 e alle 4 è buio.
Proviamo con la pipì, magari è quello. No, non è quello. Cambiamo posizione, respiriamo profondamente, pensiamo a cose belle, contiamo le pecore, recitiamo poesie...sono le 4.15.
Cambiamo posizione, accendiamo il cellulare, leggiamo un paio di sms, spegnamo il cellulare, teniamo gli occhi chiusi, rilassiamo i muscoli...sono le 4.30. Cambiamo posizione, facciamo la lista della spesa, immaginiamo una vasca di acqua calda, pensiamo ad una passeggiata nel bosco, ripassiamo una canzone...sono le 4.45.
Cambiamo posizione, spostiamo il lenzuolo, chiudiamo la finestra, facciamo uscire la gatta, riflettiamo sull'opportunità di leggere un pò, facciamo il calcolo dei soldi che devono ancora arrivare e di quelli che devono uscire...sono le 5.00.
Posiamo i piedi sul pavimento freddo, accendiamo le luci, beviamo un bicchiere di latte, borbottiamo parolacce, accendiamo il pc, cerchiamo la parola insonnia su wikipedia, scriviamo sul blog. Sono le 5.30.
Buongiorno.

domenica 15 agosto 2010

San Parmigiana


Titolo che sta per parmigiana sana o anche per santa parmigiana...perchè è davvero buona e perchè, a differenza della ricetta classica, non è così terribilmente cicciona e pesante.
In questo Ferragosto sarà il mio pranzo, ho appena infornato la pirofila con mammà e mentre scrivo un odorino niente male mi stuzzica il naso.
E' stato uno dei piatti forte delle mie cene dalla Ale, molto apprezzato e conservato per il giorno dopo, da mangiare freddo in ufficio.

Al solito ecco gli ingredienti per 3/4 persone:
- 1/2 Kg di melanzane
- 1 Hg abbondante di prosciutto cotto
- 1 Hg abbondante di stracchino
- formaggio grana grattuggiato
per il sugo:
- pomodori freschi o polpa di pomodoro
- 1 cipolla
- 1 carota
- qualche foglia di basilico
- peperoncino
- olio
- sale

Come avrete capito dagli ingredienti, è possibile preparare questa ricetta con molte varianti. Inziamo dal sugo: se fatto con pomodori freschi (belli maturi, siamo in estate!) è secondo me consigliabile sbollentarli un poco per togliere la pelle con facilità. Una volta spellati aggiungerli al soffritto fatto con olio, cipolla e carote tagliate sottilissime, lasciare cuocere fino a che il sugo si presenta bello denso (altrimenti, una volta in forno, risulterebbe troppo acquoso), aggiungendo un piccolo peperoncino, sale quanto basta e qualche foglia di basilico.
Se invece si utilizza la passata il procedimento è chiaramente più veloce, basta aggiungere, infatti, il pomodoro al soffritto di cipolla e carota e portare a cottura con sale e sapori.
Le malanzane devono essere tagliate piuttosto sottili e, in questa "sana ricetta", non è prevista la frittura, bensì la cottura alla griglia...molto meno pesante!
Una volta pronte si può cominciare la preparazione della teglia, io di solito uso una pirofila in vetro ma vanno bene, per esempio, anche le confezioni in alluminio.

Procedimento:
1. ungere base e bordi della pirofila con un filo d'olio
2. distribuire poco sugo sul fondo
3. posizionare il primo strato di melanzane
4. aggiungere uno strato di sugo
5. spolverare con il grana grattuggiato
6. posizionare qualche fetta di prosciutto
7. aggiungere di nuovo sugo
8. posare qua e là qualche fiocco di stracchino

Potete continuare questi passaggi all'infinito, potete ribaltarli, eliminare il prosciutto o lo stracchino, metterli insieme...insomma, potete gestire la vostra ricetta come più vi piace. Io confesso di non averla mai preparata uguale alla volta precedente!
Ricordatevi, come ultimo strato, di "chiudere" la teglia con le melanzane ricoperte di sugo (e magari un poco di formaggio) e, almeno per qualche minuto, posate un foglio di carta stagnola sopra a tutto, cosicchè il calore non bruci subito la parte più esterna.
Cuocete in forno caldo a 180° per 30/40 minuti.
Buon appetito!

Difficoltà: media
Cottura: circa 30/40 minuti per la teglia (le melanzane alla griglia impiegano 10
minuti e il sugo 20 minuti)
Costo ingredienti: medio

mercoledì 11 agosto 2010

Tenera è la notte...


Ho fatto un sogno un paio di giorni fa...e mi sono svegliata terrorizzata.
Conferme da mammà che ha sentito gli urli e ha visto la mia faccia pallida come un cencio. Una fifa blu, una paura folle.
Un incubo che ha intrecciato posti, persone, ricordi, fobie, aspettative in una storia breve e cattivissima, nella quale io ero la vittima delle vittime.
Un film dell'orrore.

"Suona il telefono e dall'altra parte c'è una mia zia (che nella realtà non è mia zia): mi dice di andare a casa ad aiutare mio padre con le medicine. Allora percorro tutta via Balbi in discesa, è autunno, forse inverno, perchè piove ed è buio.
Arrivo in una piazza, entro in un vecchio edificio scuro e salgo nell'appartamento di mio padre. Lui è disteso su un letto, non gli somiglia in realtà, ha tratti conosciuti e confusi. E' vestito di nero, come un prete. Sul comodino accanto al cuscino ci sono alcune siringhe, lui ha l'attacco della flebo sul polso, ha bisogno di una puntura grande (40 ml) e di una piccola di antidolorifico (20 ml). Appena mi distraggo lui si fa due punture da 40 ml, una dietro l'altra. Io mi spavento molto, mi allontano e chiamo a casa, temo che abbia cercato di uccidersi. Mia madre non risponde, in compenso risponde di nuovo quella mia zia, che mi dice di non preoccuparmi, è tutto sotto controllo sostiene.
Nel frattempo mio padre si è addormentato e io comincio a vagare per la casa, vuota. Apro qualche porta finchè incontro due persone, due donne. Sono le mie sorelle, una bionda, elegante, con capelli lunghi lisci e ordinati e l'altra con i capelli più corti, rossi, vestita con un paio di jeans e una maglietta grigia.
Ascolto quello che dicono, le osservo un pò e capisco dai loro discorsi che qualcuno sta per partorire. Si riferiscono alla stanza di mio padre e questo mi stupisce e mi inquieta: non c'erano donne nella sua camera.
Mi allontano, cammino lungo il corridoio e trovo un bambino: è seduto sul mio futon e la stanza sembra quella di Campopisano. E' accigliato, ha il broncio e i capelli a spazzola. Indossa una maglietta a righe e un paio di jeans, sono uguali a quelli che portavo da bambina. Mi pare sia spaventato ma non parla. Allora mi siedo anche io e cerco di consolarlo, lui comincia a piangere disperatamente e mi racconta della fine che ha fatto la sua sorellina. Mi dice che un giorno, quando era piccolo, entrando nel bagno aveva trovato sua mamma (mia sorella bionda) e sua zia (la rossa) sedute sul pavimento, che con le forbici facevano a pezzi la sorellina neonata. Mi racconta terrorizzato del sangue sulle mani, sui visi e sulle piastrelle, delle risate delle due donne e della sua paura.
In quel momento comincio a capire, esco dalla stanza e vedo che la porta della camera di mio padre è aperta. Arrivano voci dal bagno in fondo al corridoio. Sono convinta che stia succedendo qualcosa di orribile, temo stiano per uccidere mio padre e mi metto a correre, urlando che ormai la polizia sta arrivando.
In quell'istante dal bagno esce la sorella con i capelli rossi, ha la faccia mostruosa. Ride e tiene in mano un paio di forbici lunghissime. Io mi fermo e mi accorgo, con orrore, di avere una pancia enorme. Sono incinta.
Ero io quella che doveva partorire, il bambino nella mia stanza stava solo cercando di avvertirmi.
In un attimo vengo sollevata di peso, ci sono anche la sorella bionda e un uomo alto, con cui ho un conto in sospeso nella realtà.
Sento dolore alle mani, mi stanno mordendo. Cerco di urlare ma non mi esce la voce, mi infilano un asciugamano in bocca e mi tengono ferma. Mi sveglio, di soprassalto, solo nel momento in cui mi aprono la pancia con le forbici"


Forse alla sera avevo mangiato troppo pesante...